Pentole e coperchi e dimissioni

13 Feb

Bei momenti ieri a piazza del Gesù. E pacifici, ma talmente pacifici che anche la jeep dell’esercito e la volante della polizia si sono ritirate quando è apparso chiaro che in fondo erano solo pentole e cucchiarelle. Ancora una volta a far rumore per chiedere dimissioni del Presidente: arriveranno? Certo che no!  Ma noi ci siamo fatti sentire lo stesso, per “noi” intendo tutte le persone che hanno voluto gridare un po’ la propria indignazione per un governo sempre più lontano dalla vita dei cittadini e dal buon gusto.
Come Popolo Viola Salerno, abbiamo fatto un altro passettino su Napoli. La città ha risposto, in molti poi ci hanno chiesto “ma perché non fate più cose? È stato bello oggi”. Che dire? Ci proveremo ora, tutti insieme, come Popolo Viola Campania affinché sia sempre più chiaro che c’è chi “è incazzato nero e tutto questo non lo accetterà più“.

Basta Berlusconi! Scendiamo in piazza con pentole e coperchi: a Napoli con il Popolo Viola Campania!

9 Feb

L’Italia non è una Repubblica fondata sulla prostituzione.

Il Popolo Viola Salerno e il Popolo Viola Campania aderiscono alla protesta indetta dal popolo viola in tutta Italia. Sabato 12 febbraio scendiamo in piazza a Napoli per chiedere le dimissioni di Berlusconi.

APPUNTAMENTO alle 15.30 in PIAZZA del GESU’!

PER CHI PARTE DA SALERNO:  CI VEDIAMO ALLE 13.40 in VIA VINCIPROVA DA DOVE PRENDEREMO IL PULLMAN DELLA SITA DELLE ORE 14.00.

L’idea è quella di scendere in piazza in modo pacifico ma rumoroso con pentole, mestoli, padelle e coperchi. Adesso basta! Berlusconi dimettiti!

Per info o adesioni scrivi a: popoloviolacampania@gmail.com

Qui l’evento campano: http://www.facebook.com/event.php?eid=195926850417533

Qui l’evento nazionale: http://www.facebook.com/event.php?eid=137816209614093

Fiori a iosa

21 Dic


Noi soli non abbiamo molta voce, ma a quanto pare i fiori a Roma sono comparsi, in un modo o nell’altro, come testimoniano i TG di queste ore. Se ciò basterà a fermare le violenze noi tutti avremo vinto comunque.

qui la nostra proposta.

Il 22 si protesti coi fiori

20 Dic


È chiaro che Essi, i politici dell’esigua maggioranza, nei palazzi stanno tramando come restare in piedi. La strategia, per chi ancora non l’avesse messa a fuoco, è la seguente: provocare, aizzare, sfottere quanto più è possibile la protesta in modo da poterla poi delegittimare e circoscrivere con (presunte) misure speciali una volta scappato il morto. Essi stanno tessendo la tela per allargare il PDL e lo faranno dando la scusa buona a Casini (o a ad altri parlamentari ancora a buon mercato) di saltare sul carro in nome della “stabilità del Paese” della “governabilità” del “male minore” della “responsabilità“.

È una specie di ricatto, pratica a cui Essi non sono estranei e non gli crea scrupoli pur di salvare Berlusconi e le loro poltrone di marzapane. Più il fuoco della protesta sarà violento, più eroico sembrerà il pompiere. E, parliamoci chiaro, è un fuoco che non basterà a tirar giù il Palazzo, sembrerà scalfirlo, ma Essi non ne moriranno e il giorno dopo li renderà più forti dandogli l’alibi (probabilmente con l’ennesimo benestare di Santa Romana Chiesa) per un mega rimpasto filo/para/semi-democristian0 per un Berlusconi bis.

Questa classe di piazzisti e venditori ambulanti sta aizzando il cane per domani poter vendere museruole. Stanno creando presupposti per la paura per poi poterla (legittimamente, agli occhi del paese) governare “per il bene nostro e della Nazione tutta”.

È un piano elaborato nella disperazione. Essi sanno di essere alla frutta, sono agli ultimi grammi di cerone. Non gli si dia motivo il 22 per demonizzare chi gli va contro, dando così ai media l’occasione di ingigantire e a Casini di scendere in difesa di questi moribondi con lo scudo crociato.

Hanno già un piede nella fossa. Portiamogli i fiori.

di Angelantonio Citro

Generi Diversi – Tre lezioni con Domenico Scarpa – Battipaglia – Gennaio 2011

14 Dic

[Le lezioni si terranno nelle date indicate alla Fabbrica dei sapori a Battipaglia. Il costo è di 100€. Chi volesse partecipare scriva a citro.angelo@gmail.com]

In questo breve ciclo di lezioni faremo tre esercizi di lettura su altrettanti generi letterari: i nostri strumenti saranno il tempo (che proveremo a considerare illimitato), la curiosità (che significa non sapere per davvero che cosa ci aspetta, ed esserne contenti), la lentezza (che è un modo per concentrare l’accelerazione massima dei nostri pensieri), l’attenzione (che è la nostra buona educazione nei confronti delle cose, parole comprese).

Prima lezione, 9 gennaio 2011, ore 15 – Prosa: Vincenzo Rabito, il manciaree le parole
Vincenzo Rabito, ragazzo del ’99, ha attraversato a occhi aperti il Novecento: la Grande Guerra, il regime di Mussolini, l’avventura coloniale in Africa, le guerre fasciste e la guerra civile, i decenni della nuova Repubblica democratica e cristiana, fino al benessere e ai lampi del Sessantotto. Rabito, siciliano di Chiaramonte Gulfi, provincia di Ragusa, nasce analfabeta e garzonello di campagna, impara tardi a leggere e a scrivere, scrive le parole così come le sente pronunziare, si inventa un linguaggio che sbalordisce per la sua verità, la sua efficacia e il suo spirito. Rabito ha lasciato un lunghissimo diario dattiloscritto, pubblicato pochi anni fa da Einaudi. Parlarne significa parlare della necessità vitale di esprimersi, della storia italiana di un secolo intero e della storia di una persona scrivente senza uguali.

Seconda lezione, 16 gennaio 2011, ore 15 – Critica: Giacomo Debenedetti, la disciplina
Giacomo Debenedetti (1901-1967) è stato definito «il primo critico italiano di questo secolo, il solo forse che al servizio del genere critico abbia piegato le qualità di un vero scrittore». Sono parole di Gianfranco Contini (1912-1990) che, critico e filologo (e scrittore) a sua volta, è l’altro principale modello, insieme con Debenedetti, di ciò che è stata, nel Novecento italiano, la grande critica letteraria. Parleremo di questi due personaggi e di altro: di come si legge, di come si può parlare e scrivere su ciò che si è letto, di quella singolare disciplina – intesa come materia di studio e come costruzione di una identità intellettuale da narratore d’idee – che è la saggistica letteraria.

Terza lezione, 23 gennaio 2011, ore 15 – Poesia: Primo Levi e Sandro Penna, ritmi fuori tempo
Secondo ogni apparenza, una coppia formata da Primo Levi (1919-1987) e da Sandro Penna (1906-1977) non può stare insieme: troppo diverse le vocazioni, le storie personali, le geografie fisiche, politiche e sociali, gli stili, la fortuna letteraria. Eppure, il Novecento italiano è un territorio popoloso quanto inesplorato: per conoscerlo bisogna scartare dalle strade troppo battute. Questo terzo e ultimo esercizio di lettura sarà condotto su due testi esemplari, i cui retroterra – e le cui partiture – riserveranno più d’una sorpresa, più di un accordo difficile, più di un incontro inaspettato.

Domenico Scarpa(Salerno, 1965) insegna Letteratura italiana all’università degli studi di Napoli «L’Orientale». È stato ricercatore di Letteratura italiana contemporanea presso la Scuola Normale di Pisa e ha insegnato presso Middlebury College, Vermont. È consulente del Centro Internazionale di Studi «Primo Levi» di Torino. Nel 2010 ha pubblicato Storie avventurose di libri necessari (Gaffi) e curato la lettura scenica Il segno del chimico. Dialogo con Primo Levi, il cui copione è stato stampato da Einaudi.È da poco apparso, in traduzione francese, un suo volume dedicato a Natalia Ginzburg: Pour un portrait de la tribu, Quaderni dell’Hôtel de Galliffet.In precedenza ha pubblicato il volume Italo Calvino (Bruno Mondadori, 1999) e curato opere di Giuseppe Berto, André Breton, Fruttero & Lucentini, Natalia Ginzburg, Franco Lucentini, Lucio Mastronardi, Domenico Rea, Goliarda Sapienza, Mario Soldati e R.L. Stevenson. Ha tradotto dall’inglese e dal francese (Cathleen Schine, Jonathan Coe, Philippe Forest).Sta curando, per Einaudi, il terzo volume (Dal Risorgimento a oggi) dell’Atlante della letteratura italiana diretto da Sergio Luzzatto e Gabriele Pedullà. Scrive per «Il Sole 24 Ore» e fa parte del comitato editoriale de «L’Indice».

[Le lezioni si terranno nelle date indicate alla Fabbrica dei sapori a Battipaglia. Il costo è di 100€. Chi volesse partecipare scriva a citro.angelo@gmail.com]

ViolaConvention: l’articolo di un nostro amico viola presente a Roma Domenica 5 Dicembre

10 Dic

di Giulio Pica

Domenica 5 dicembre, ad un anno esatto dal primo grande corteo del Popolo Viola ,si è tenuta a Roma una convention che avrebbe dovuto essere il momento di traduzione in proposta della protesta che ha caratterizzato l’ultimo anno di attività di questo movimento nato dall’indignazione per i guasti prodotti dal governo Berlusconi.

Rispetto alle aspettative , la scarsa presenza del pubblico in sala, faceva prevedere un qualche fallimento dell’iniziativa.

Non si può negare , però, che le proposte ci sono state e sono state formulate proprio da quelle realtà della società civile più attente ai pericoli che il berlusconismo può rappresentare per le nuove forme di partecipazione democratica costituite dalla rete , da face book e , in generale, dall’uso intelligente dei mezzi di comunicazione orizzontale alternativi alla televisione.

A questo proposito Beppe Giulietti , dell’associazione art. 21, ha illustrato la proposta di Stefano Rodotà di introdurre in Costituzione l’articolo 21bis sul diritto al libero accesso alla rete in modo da estendere anche attraverso l’uso di internet il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero , impendendo interventi legislativi che limitino tale diritto.

Infatti da qualche tempo Berlusconi avrebbe allertato il suo ministro ad personam Paolo Romani affinchè vengano approvati dei regolamenti per tenere sotto controllo il web.

E’ chiaro che anche il successo del Popolo Viola , ottenuto soprattutto grazie all’uso di internet, ha spinto il premier a controllare ciò che ancora sfugge al suo potere tentacolare.

C’è da dire però che l’introduzione di questo articolo richiede , almeno credo, l’approvazione di una legge costituzionale e quindi un iter lungo , non in grado di frenare le intenzioni di Romani.

Perciò lo stesso Giulietti ha ribadito la necessità di un governo di transizione che approvi una legge elettorale veramente democratica contestualmente , però, ad una seria legge sul conflitto di interessi per impedire la prevedibile alterazione della concorrenza elettorale che il premier attuerà in caso di campagna elettorale.

L’intervento di una sindacalista della Fiom è stato utile per sottolineare come il Popolo Viola abbia coniugato la questione democratica con la questione sociale e come la lotta al precariato ed alla flessibilità del mercato del lavoro debba andare di pari passo con la lotta in difesa del pluralismo dell’informazione e dell’indipendenza degli organi di garanzia.

Un altro intervento ha sottolineato la necessità di cambiare i criteri di nomina dei membri delle autorità di controllo (Agenzia delle comunicazioni, Antitrust,ecc.) proprio per evitare lo scandalo di un premier che allerta questi organismi per tappare la bocca a Santoro o chiudere altre trasmissioni che disturbano il sultano.

Quindi le proposte rivolte ai politici in sala sono essenzialmente tre : immediata sostituzione dell’attuale legge elettorale , la famigerata “porcata”, e contestuale approvazione di una legge sul conflitto d’interessi, introduzione di un nuovo articolo in costituzione per tutelare la libertà di accesso alla rete e approvazione di provvedimenti legislativi che superino la precarietà del lavoro introdotta a partire dal famoso “pacchetto Treu” e inasprita dalla successiva legge 30 e da altri interventi dei governi Berlusconi.

I politici presenti ( Marco Ferrando del Pcdli, Oliviero Diliberto –Federazione della Sinistra –,Angelo Bonelli – verdi-, Staderini-radicali-, Vincenzo Vita e Gozi del PD e , in collegamento video, Vendola e Dipietro) sembra che abbiano recepito il messaggio rivolto dagli esponenti della società civile.

Diliberto ha sottolineato l’urgenza di non dividersi proprio ora , di mantenere un canale di comunicazione con tutte le forze anti-berlusconiane, vista la gravità del momento.

Questo appello lo ha rivolto soprattutto a Ferrando che , come è ben noto, per rincorrere le sue utopie trotskiste ha già contribuito a mandare a casa Prodi e rischia di consegnare ancora una volta il Paese nelle mani della destra populista e antidemocratica di Berlusconi.

Al dilà della scarsa presenza in sala, posso dire che le proposte avanzate corrispondono alle urgenze del momento, così come l’apprezzamento di Nichi Vendola per le potenzialità democratiche del web dimostra l’apertura almeno di qualche politico alle nuove forme di costruzione del dissenso dal basso che connotano i movimenti dell’era post-fordista e dell’età della comunicazione globale, come appunto il Popolo Viola.

Forse si sarebbe dovuto dare più spazio alle proposte delle varie realtà territoriali , più spazio a progetti di green-economy ( tematica affrontata anche se rapidamente da Angelo Bonelli), ma il tema della precarietà del lavoro e del controllo dei mass-media ha evidentemente monopolizzato la discussione.

Resta il fatto che la comparsa sulla scena del Popolo Viola ha contribuito almeno in parte a sensibilizzare parte dell’opinione pubblica sulle nefandezze compiute in questi due ultimi anni di governo Berlusconi.

Napoli: la tensione sale.

8 Dic

Dopo gli episodi al San Carlo, un’altra aggressione nel centro storico di Napoli.

Comunicato Stampa

Un’aggressione gratuita della polizia, del tutto immotivata che si è conclusa con il fermo violento e l’arresto di due ragazzi colpevoli “di niente”, se non di prender parte a un’iniziativa ciclistica e ambientalista che si chiama critical mass… E’ quello che è successo oggi ai margini delle rituali celebrazioni del 8 dicembre in piazza del Gesù, una piazza completamente e incomprensibilmente blindata. Un gruppo di studenti universitari è riuscito ad entrare in piazza e ad aprire lo striscione “Obelisco Precario” per ironizzare sulle precarie condizioni dell’obelisco del Gesù in analogia con le proprie prospettive di vita. Qualcuno non deve aver digerito questo blitz assolutamente pacifico… !

Quando gli studenti sono usciti tranquillamente dalla piazza i cordoni di polizia e carabinieri li hanno seguiti, trovando su Calata Trinità Maggiore un gruppo di ciclisti della critical Mass che si apprestavano a partire per un giro in bicicletta nel centro storico di Napoli, per mettere in scena il “presepe morente”. Alcuni dei ciclisti infatti erano in maschera per mostrare il declino della città.
A quel punto i carabinieri e la polizia hanno aggredito e fermato senza motivo due dei partecipanti, Alfonso che di mestiere fa l’animatore e Ana una studentessa brasiliana, semplicemente perchè erano, inermi, sulla loro strada.


Sono poi seguite una serie di cariche mentre gli studenti si raggruppavano e protestavano per i fermi, provenendo dall’Università dove c’era un incontro con Luigi Lo Cascio sul tema dell’attacco alla cultura e del film i “Cento Passi”. A quel punto un corteo arrabbiato, improvvisato e sconcertato ha percorso le strade del centro, bloccando le strade, per arrivare sotto la Questura in via Medina, dove si è unito in presidio agli altri studenti che erano in piazza e ai movimenti dei disoccupati, che erano in presidio a piazzetta Monteoliveto e che hanno solidarizzato coi giovani fermati. C’era in particolare preoccupazione per la ragazza, che è stata sbattuta in terra nel fermo, mentre le veniva distrutta la bicicletta! Subito dopo la notizia ancora più incredibile che i fermi si erano tradotti in arresto!
Domattina presidio sotto al tribunale di Napoli per la direttissima.

Silenzio stampa sul Teatro San Carlo – Testimonianza di un musicista [In aggiornamento]

4 Dic

[Invitiamo chiunque giovedì 2 dicembre abbia fatto foto o video al Teatro San Carlo a condividerle sul nostro blog. Scrivete a ilpopoloviolasalerno@gmail.com o nei commenti.]

Cariche di polizia contro studenti, musicisti e mamme al San Carlo.Foto da Repubblica

Essendo fortunatamente giovedì 2 davanti al San Carlo pieno così di giornalisti, nessuno in Italia sa cosa sia successo. Il fatto non sussiste. Una notizia che in un altro paese sarebbe stata sparata subito in prima pagina, qua (se si esclude la galleria foto di Repubblica e un l’epitaffio a mo di cronaca locale del Mattino) tutto tace.
Studenti e madri di ballerini caricati, il primo violino Giuseppe Carotenuto al pronto soccorso, attori in strada con i costumi di scena, strumenti musicali calpestati. Tutto questo in Italia non fa notizia.

Testimonianza di un musicista del San Carlo raccolta da ateneinrivolta.org

“Quindi: tutti fuori, a parlare con gli studenti. L’orchestra si è alzata, e si è diretta verso l’uscita centrale, l’incontro doveva svolgersi lì. Ed è lì che l’ho vista, è lì che è successo: a pochi metri da me, nell’ingresso adiacente la biglietteria, mentre cercavo di capire cosa alcuni componenti la direzione del teatro dicevano a quei ragazzi – adolescenti o poco più – per calmare la situazione, per evitare il peggio, rischiando (pensavo) essi stessi qualcosa di fisico, data la concitazione, l’ambiente stretto, l’ammasso di gente, l’ho vista la carica della polizia, e mi ha fatto male. Confesso che pur non essendo stata la prima volta (ho 52 anni) che mi sono trovato in situazioni simili, stavolta ho provato qualcosa che prima non avevo mai provato. […] L’orchestra del San Carlo è reduce da una trionfale tournée in Cile. Ora capisco cosa voleva dire il mio amico Marco, quando mi si è avvicinato nel mezzo di quel casino di urla e violenza e mi ha detto: – Vedi Luca? A proposito di Cile, di Santiago, di Neruda che scappa? Eccolo qua il Cile, ecco Santiago“.

Quanto accaduto inquieta. Si sente puzza di negligenza, incompetenza, sopportazione e parole false che si dicono dopo, cari ragazzi che dovete studiare e leggere i giornali con gli inserti per l’estate, i sudoku e gli inserti di cultura.

Qua un nuovo video:

Qua un video dove però si vede poco:

Qua il nostro racconto del 2 dicembre.

Qua la dichiarazione del questore:

[Invitiamo chiunque giovedì 2 dicembre abbia fatto foto o video al Teatro San Carlo a condividerle sul nostro blog. Scrivete a ilpopoloviolasalerno@gmail.com o nei commenti.]

Cosa è successo al San Carlo? Testimonianza diretta del PV Salerno

4 Dic

Polizia VS studenti e attori del San CarloFoto dalla galleria di Repubblica

NAPOLI 02/12/2010

Tutto ha avuto inizio da un’assemblea tenutasi presso l’Orientale di Napoli alla quale ha fatto seguito un corteo spontaneo che ha sfilato per le strade della città. Questo corteo, formato da circa 200-250 studenti di diverse facoltà,  arrivato nei pressi del San Carlo, ha preso la decisione di occupare simbolicamente il teatro.
Gli studenti hanno semplicemente occupato lo scalone d’entrata del teatro senza oltrepassare i cordoni rossi che bloccano il passaggio per il foyer e per la sala del teatro vero e proprio.
Inizialmente si sono formati i cori contro la Gelmini e contro i tagli alla cultura tutta e dopo alcuni minuti gli artisti, impegnati nelle prove di Tosca, si sono uniti alla protesta.

E’ iniziato così un interessante dibattito tra alcuni studenti ed alcuni artisti, incentrato principalmente sui tagli ai teatri e all’istruzione.
Si stava prendendo la decisione di unire le proteste e si discuteva sul metodo da utilizzare.
Erano presenti all’interno del teatro già 5 poliziotti i quali, in tenuta antisommossa, proteggevano (?) il teatro San Carlo. Nel mettersi in riga hanno distrutto una porta di vetro che guarda al Foyer.
Per proteggere il maestoso teatro hanno dovuto rompere quella porta.

Dopo una ventina di minuti, all’improvviso, sono entrati una quarantina di poliziotti, sempre in tenuta antisommossa, che hanno caricato selvaggiamente all’interno del teatro, musicisti e studenti. Hanno creato un imbuto che dalle due rampe dello scalone pressava e schiacciava gli studenti  verso il portone principale (quello d’entrata per intenderci).
Alcuni ragazzi sono caduti ed altri hanno riportato piccole sbucciature.
I poliziotti, a questo punto, dovendo proteggere ancora il teatro partenopeo, hanno sentito il bisogno di manganellare anche fuori del teatro.
Per alcuni minuti hanno caricato verso la galleria Umberto, picchiando selvaggiamente alcuni ragazzi, passanti, musicisti, bloccando di fatto il traffico antistante il teatro.

Il primo violino, Giuseppe Carotenuto, il caso più grave, a causa delle botte è finito al pronto soccorso più vicino e la prova generale, a porte aperte, di Tosca è stata così spostata.

Inoltre sono stati feriti Domenico Di Dato della produzione sancarliana, Leopoldo Passero del servizio trasporti, Giuseppe Benedetto (corno inglese), Vittorio Guarino (trombone), Maria De Simone (cantante), 2 studenti sono stati portati in questura, alcuni ragazzi hanno riportato delle ferite lacero-contuse.

La polizia ha difeso IL TEATRO SAN CARLO da questi violenti musicisti, artisti e studenti che lavorano nel teatro o molto semplicemente lo visitano.

Artisti e studenti si dicono indignati da quest’azione poco civile delle forze armate retribuite per garantire la sicurezza ai cittadini.
Il luogo di Cultura per antonomasia è stato violato dalle forze dell’ordine in tenuta antisommossa e dai manganelli.
A questo è necessario aggiungere alcune parole dei lavoratori del San Carlo: “chi ha chiamato la polizia? Nessuno di noi lo ha fatto!”, oppure: “I poliziotti sono pagati per garantire la sicurezza, non per creare disordini”.

clicca qui per vedere le foto di Repubblica.

di Pierpaolo Russo

Lettera aperta a Saviano e a Fazio

27 Nov

Cari Roberto Saviano e Fabio Fazio,

il momento è grave e ci spinge a rivolgerci a voi affinché la vostra trasmissione possa amplificare le nostre voci di studenti attuali e futuri, dottorandi, ricercatori, docenti, bibliotecari, personale tecnico-amministrativo, ma soprattutto di persone consapevoli dei propri diritti e doveri all’interno della società, in lotta in questi giorni per il ritiro della riforma universitaria.

L’Università italiana attraversa un momento cruciale: il DDL Gelmini, se approvato, determinerebbe lo stravolgimento di un sistema che ha molte pecche, ma che ha il merito di fondarsi sulla libertà di ricerca e di insegnamento (art. 33 della Costituzione) e sul principio di uguaglianza sostanziale (art. 3, comma 2, Cost.), in base al quale il diritto allo studio è riconosciuto a tutti e non soltanto a chi “può permetterselo”.

La riforma in discussione mina alla base questi pilastri, portando tutta la struttura verso il crollo certo, con la conseguenza della nascita di una Università svuotata, precarizzata, capitalizzata, privata di fatto dell’autonomia, trasformata in azienda posta sotto il controllo costante del Governo.

Noi ci opponiamo al taglio delle risorse, alla precarizzazione dei ricercatori, alla concentrazione nelle mani del Rettore e di pochi del potere decisionale con esclusione delle altre componenti universitarie, a una politica di finanziamenti dipendente dai decreti ministeriali, allo squilibrio sociale che deriverà dalla morte per asfissia delle realtà universitarie che non supereranno l’esame di “efficienza” in base a criteri stabiliti dal Governo.

Quello che vogliamo non è una conservazione dello status quo o una difesa degli interessi deviati dei “baroni”, ma l’alternativa non può essere un’acritica e passiva accettazione di una riforma disorganica e unilaterale.

Inviamo quindi il nostro elenco delle ragioni basilari per cui è necessario rifiutare la riforma Gelmini (DDL n. 3687) e aprirsi a un confronto democratico e ragionato sui miglioramenti da apportare al sistema attuale:

Bisogna opporsi alla Riforma Gelmini:

  1. Perché l’Università è il luogo in cui la persona sviluppa e educa la propria coscienza critica e nessuno ha il diritto di porvi dei limiti.
  2. Perché l’Università è il luogo della libertà della mente.
  3. Perché tale libertà è messa in pericolo dal taglio delle risorse pubbliche.
  4. Perché l’insegnamento e la ricerca non possono essere piegati a interessi privati.
  5. Perché la Cultura non può essere piegata a interessi privati.
  6. Perché chi fa dello studio e della ricerca la propria ragione di vita ha diritto ad una vita stabile.
  7. Perché anche i territori più poveri hanno diritto alla realtà universitaria, fonte di qualificazione, progresso e indipendenza economica.
  8. Perché chi nasce in situazioni svantaggiate deve avere le stesse possibilità di tutti gli altri.
  9. Perché la nostra Costituzione tutela la libertà della ricerca e dell’insegnamento, il diritto allo studio che in questi giorni sono in grave pericolo.
  10. Perché la nostra Costituzione prevede, accanto ai diritti, il “dovere di solidarietà sociale” che spesso è dimenticato.

di Maria Gabriella Stanzione